Quando ha iniziato a lavorare a “La Gioia”, la prima collezione di alta gioielleria di Pomellato, il direttore creativo Vincenzo Castaldo ha deciso di fare un bilancio. Per lui, questa nuova avventura è stata al di là di una sfida creativa. È stato un processo di consapevolezza, essere ancora più consapevoli della propria identità, sottolineando i codici estetici.

L’esercizio di Castaldo, nella ricerca creativa dell’anima lo ha portato ad identificare una serie di fioriture di design, un amore per catene, pietre colorate, volumi sorprendenti e tecniche di incastonatura di gemme tipiche di Pomellato. La nuova collezione può diventare una sorta di ponte tra il passato e il futuro afferma Castaldo. La vera intenzione di questo debutto era di celebrare tutta la loro storia.

Il fondatore Pino Rabolini, progenitore di una famiglia di orafi, fondò Pomellato nel 1967. Il nascente business iniziò ad innovare in parallelo con l’ascesa della moda prêt-à-porter, fece della gioielleria prêt-à-porter il suo biglietto da visita. Le gemme di finitura progettate per essere indossate nella vita di tutti i giorni, invece di rimanere rinchiuse nelle casseforti, l’atteggiamento laissez-faire di Pomellato, nei confronti dell’arte del gioielliere smentisce la potenza artigianale del marchio. Nella sua sede di Milano, ha impiegato generazioni di artigiani. Oggi, le creazioni di Castaldo sono realizzate da circa 100 orafi addestrati.

Il design è un omaggio alla collezione Nudo più venduta di Pomellato: dal nome italiano di “nudo“, anelli, orecchini e pendenti Nudo presentano pietre brillanti che sono quasi completamente esposte, trattenute da una tecnica di impostazione innovativa che elimina rebbi. Affinché i granati Piropo rosso intenso della collana brillino il più liberamente possibile, gli esperti di Pomellato hanno scelto un taglio double face Clessidra, che richiede l’aggiunta di molte sfaccettature.

I collegamenti individuali sono pavé di diamanti bianchi. Per Pomellato il colore è da sempre un leit motiv. È un tema che trova la sua espressione più vivida nella collana girocollo di Castaldo Gourmette.

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