Chi ha esaminato la mitologia greca è giunto alla conclusione che gira intorno all’allegoria edipica: non è più misteriosa dei manifesti elettorali di oggi. Ci sono molti miti che ci hanno suggestionato, nel corso del tempo, nell’educazione e cultura.

Teseo e il Minotauro, il Vello d’oro di Giasone sono tra i più rappresentativi. Secondo Jung non si poteva supporre che i miti siano stati inventati per qualche fine, tutto fa pensare che essi siano un involontario riconoscimento di una precondizione psichica inconscia.

Per Jung simboli nefasti sono la strega, il drago, ogni animale che divori o avvinghi, come un grosso pesce o il serpente. Quest’elenco non pretende di essere esaustivo; esso si limita ad indicare le caratteristiche essenziali dell’archetipo della madre”. Pertanto, l’ermeneutica del mito archetipico del labirinto di Cnosso ed il caso di Teseo potrebbe funzionare con l’universalità dinamica del simbolo, per vedere nella narrazione, con linguaggio figurativo, del riferimento auto trascendente del Ego (Io). Il Labirinto di Cnosso è un leggendario labirinto, che secondo la mitologia greca fu fatto costruire dal Re Minosse sull’isola di Creta per rinchiudervi il mostruoso Minotauro, nato dall’unione della moglie del re, Pasifae, con un toro. Era un intrico di strade, stanze e gallerie, costruito dal geniale Dedalo con il figlio Icaro, che, quando ne terminarono la costruzione, vi si trovarono prigionieri. Dedalo costruì delle ali, che attaccò con la cera alle spalle, e ne uscirono volando. Questo avvenne finché Tèseo, eroe figlio del re ateniese Ègeo, si presentò come giovane da offrire in pasto al Minotauro per ucciderlo. Quando Tèseo arrivò a Creta, Arianna, la figlia di Minosse e Pasifae, si innamorò di lui e lo aiutò a ritrovare la via d’uscita dal labirinto dandogli una matassa di filo d’oro che, srotolata, gli avrebbe permesso di seguire a ritroso le proprie tracce.

Il labirinto è un simbolo del mondo, i cui schemi e la logica sono oscuri e incomprensibili all’uomo, è anche l’indirizzo dell’anima, e secondo Aristotele è stato la fonte principale della nascita della filosofia.

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