Le nuove turbolenze nel quadro del Medio Oriente, i rapporti tra Iran e Usa, ma anche con la Libia, hanno avuto immediate ripercussioni sui mercati finanziari. Il petrolio è subito balzato sopra i 70 dollari al barile, ma il surriscaldamento del prezzo era ampiamente prevedibile; di pari passo con il rincaro del greggio va quello dei cosiddetti beni rifugio a partire dall’oro che è balzato sopra la quota dei 1.500 dollari all’oncia. Ma ci sono materie che, proprio per questa ragione e in conseguenza dei venti di guerra mediorientali, stanno conoscendo in queste ore un rialzo ancora superiore all’oro. E’ il caso del palladio, metallo ormai quotato molto più dell’oro e che ha superato la soglia psicologica dei 2.000 dollari per oncia.

Ma perché il palladio è divenuto così prezioso, e cosa a che vedere la sua quotazione con gli eventi iraniani? Si tratta di un metallo impiegato tradizionalmente nella gioielleria, ma in tempi più recenti nelle costruzione dei motori non inquinanti, in particolare nelle marmitte catalitiche. I principali paesi produttori (ed esportatori) sono la Russia e il Sudafrica ma le riserve russe sono praticamente esaurite e il metallo è uno dei più rari. Ecco dunque una prima ragione che spiega la «febbre da palladio» da parte degli investitori: la domanda (anche in conseguenza delle norme antismog che numerosi governi stanno introducendo) è superiore all’offerta e la tendenza si confermerà anche nei prossimi anni, visto che i produttori tendono a consolidare le scorte.

Investire su questo materiale, significa dunque avere ottime probabilità di guadagnare. Per il resto come sempre avviene di fronte ad eventi internazionali che minacciano la stabilità del pianeta, i cosiddetti «beni rifugio» diventano immediatamente attrattivi. Ed è quanto sta avvenendo in queste ore con il palladio che a marzo valeva 1.600 dollari all’oncia per buona parte del 2019, ha mantenuto una quotazione superiore all’oro, ampliando nella seconda parte dell’anno il divario.

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