Horus, in italiano, anche Oro o Horo, è una divinità egizia appartenente alla religione dell’antico Egitto, fra le più antiche e significative del pantheon egiziano. Il suo culto nella Valle del Nilo, si estese, cronologicamente, dalla tarda Preistoria fino all’epoca tolemaica e alla dominazione romana dell’Egitto.

Nel corso dei millenni, fu venerato sotto molteplici forme, analizzate distintamente dagli; egittologi questi aspetti eterogenei del dio derivarono probabilmente da differenti percezioni della stessa divinità sfaccettata, con l’enfatizzazione di certi attributi e assimilazioni sincretiche, più complementari che opposti gli uni agli altri, emblematici delle molteplici visioni che gli antichi egizi avevano della realtà

Era assiduamente rappresentato come un falco, falco lanario o pellegrino come uomo dalla testa di falco (ieracocefalo) con la Doppia Corona dell’Alto e del Basso Egitto.

Fece la sua comparsa nella religione egizia come divinità tutelare di Ieracompoli (in greco Città del Falco, originariamente chiamata Nekhen) nell’Alto Egitto e, di conseguenza, come prima divinità nazionale conosciuta, soprattutto in relazione al faraone, che in quell’epoca cominciò a essere considerato la manifestazione di Horus in vita e, da morto, di Osiride. Nella forma più comune del mito, Horus era figlio di Iside e Osiride e aveva un ruolo fondamentale all’interno del Mito di Osiride, in quanto erede di suo padre, appunto Osiride e rivale di Seth, il dio uccisore di Osiride.

In una versione differente del mito, la madre di Horus era identificata con Hathor, che poteva anche esserne la sposa.

La traslitterazione dei geroglifici del nome di Horus è “falco“; la pronuncia è stata ricostruita come haru oppure horu. Altri significati proposti sono quelli di “viso”, “il Distante, il Lontano” oppure “Colui che è al di sopra, il Superiore”. Con il mutamento della antica lingua egizia nel corso dei secoli, il nome di Horus divenne (in copto, fase finale della lingua egizia). La grafia oggi più conosciuta, Horus, deriva dalla sua resa in lingua latina.

Nella sua forma femminile, horet, questo termine indicava il cielo (per estensione, anche Horus cominciò a essere inteso come il cielo: il suo Occhio sinistro era la luna, il destro rappresentava il sole).

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