Nel XV secolo, il mito del vello d’oro si trasferì in Europa e continuò ad infiammare la fantasia dell’umanità anche se perse la sua connotazione con il metallo e gli dei dell’Olimpo per trasformarsi in autorità suprema amministrata dagli uomini più potenti nella storia.

Tutto cominciò con un matrimonio principesco celebrato a Bruges nel 1430, all’epoca del suo massimo splendore.

Il duca di Borgogna Filippo III il Buono, nel 1430 si unì in matrimonio con l’Infanta Isabella del Portogallo. Nello stesso anno, il duca, per celebrare sia il fausto matrimonio sia la lieta circostanza che la sposa, di lì a poco, avrebbe dato alla luce l’agognato successore, istituì l’Ordine cavalleresco del Toson d’Oro.

I cavalieri insigniti avevano molte incombenze, tutte nell’ambito della diffusione e difesa della fede cattolica, impegnandosi ad essere paladini della chiesa di Roma.

Il Toson d’Oro presto divenne il più alto Ordine cavalleresco cui un ristretto numero di principi e regnanti potesse aspirare. Gli appartenenti a questa schiera di eletti godevano anche di sostanziali privilegi e diritti in quanto, ad esempio, dovevano riunirsi in consiglio prima che un membro sovrano dichiarasse guerra ad un altro, così come non potevano essere né imprigionati né giudicati da altri che non fossero a loro volta cavalieri.

Il collare dell’Ordine era formato da placche squadrate in oro dove erano raffigurati acciarini contrapposti a pietre focaie sormontati dalla lettera B, tutti simboli che apparivano nello stemma dei duchi di Borgogna. Nella parte inferiore della placca centrale pendeva una solitaria pelle di ariete appesa per la cintura con la testa e le zampe ciondolanti, anch’essa sbalzata in oro ma decisamente piccola e sproporzionata con la maestosità dell’ampio collare. Questo veniva indossato dal cavaliere al centro del petto, sulle spalle ed intorno al dorso come una protezione divina contro tutti i pericoli del mondo. Concepito in uno spirito ecclesiale e dedicato all’apostolo Andrea, alcuni disapprovarono l’Ordine poiché si ispirava ad un mito secolare e pagano, quasi al limite dell’idolatria come quello degli Argonauti.

 

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