Nella città di Thiruvananthapuram, capitale e principale centro abitato dello stato del Kerala, sorge un gopuram meta d’innumerevoli pellegrinaggi, particolarmente famoso perché possiede le “dieci caratteristiche” di un grande tempio:

1.     Antichità

2.     Presenza di sacre scritture

3.     Importanza storica

4.     Origine in una foresta

5.     Vicinanza all’oceano

6.     Posizione elevata

7.     Connessioni alla dinastia reale

8.     Menzione negli antichi testi

9.     Magnificenza architettonica

10. Grandiosità delle celebrazioni

Talmente importante, nel suo ruolo primario tra i 108 templi dedicati a Vishnu che la visita da parte dei turisti è effettivamente scoraggiata, e l’ingresso dei non induisti all’interno del complesso formalmente vietato, dietro sorveglianza dei bramini dediti alla non-violenza, ma cionondimeno attenti e segretamente armati con delle pistole. Questo perché, oltre ad essere un luogo di culto, il grande tempio dal nome di Padmanabhaswamy è anche una proprietà della famiglia reale di Travancore, secondo una vecchia leggenda impiegata come cassaforte per indicibili tesori. Leggenda che avrebbe trovato conferma nel 2011, quando un decreto governativo venne impiegato per autorizzare un gruppo di archeologi di stato ad entrare nelle sale sottostanti, al fine di realizzare un inventario degli antichi reperti segretamente custoditi all’interno.

Torce elettriche alla mano, piedi di porco, fibre ottiche e vanghe, i profanatori si sono quindi trovati dinnanzi ad una serie di sei porte, tutte rigorosamente prive di cardini, serrature o maniglie di alcun tipo.

Qui la storia si fa confusa, poiché sembra che di comune accordo, costoro abbiano lavorato per svariati giorni riuscendo ad aprirne soltanto cinque identificate dalla A alla F, saltando la B: all’interno delle stesse, oro e argento in quantità incommensurabile, ornamenti sacri, intere noci di cocco ricoperte di gemme e alcune sculture raffiguranti elefanti, il cui valore unitario sarebbe stato misurabile in svariati milioni di dollari ciascuna. Per quanto riguardava l’ultima porta, tuttavia, gli uomini si fermarono. A fargli la guardia c’erano due sculture di enormi cobra eretti in maniera perpendicolare al suolo, i cappucci aperti in modo minaccioso, gli occhi tanti vividi che sembravano incontrare direttamente lo sguardo degli uomini sottostanti. Erano i serpenti senzienti, l’antica razza al di sopra dell’umanità che un tempo governava il mondo dal letto dei laghi e dei fiumi d’India.

La famiglia reale, in breve tempo, dichiarò che tutti i contenuti della camera B fossero connessi in modo particolare al ruolo sacro del tempio, ed ogni profanazione avrebbe condotto ad un accumulo di un karma straordinariamente negativo, invocando la collera degli Dei ed i suoi magnifici tesori sarebbero per sempre appartenuti al suolo sacro.

Ed in assenza di tali orribili conseguenze, se davvero nulla finirà per succedere, altrettanto significativa sarà la rivelazione finale: che nulla esiste, tranne ciò che noi decretiamo esista…

Al di là di quel velo che ci sovrasta: l’illusione transitoria dell’Esistenza.

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