Si dice, che i diamanti siano i migliori amici delle donne. E chi osa smentirlo, a chi giova “qui prodest”? Quindi accettiamo di buon grado il detto ed entriamo nello specifico.

Grazie alla sua durezza, il diamante può essere graffiato soltanto da altri diamanti ed è in grado di conservare la lucidatura per lunghi periodi di tempo: è quindi adatto ad essere indossato quotidianamente resistendo molto bene all’usura, e di conseguenza è ampiamente usato in gioielleria.

Il taglio dei diamanti grezzi per trasformarli in gemme da gioielleria è un’operazione molto delicata e difficile. Eventuali errori porterebbero alla perdita di notevoli somme di denaro. La forma più comune di taglio del diamante è quella rotonda, denominata a brillante. Con questo termine si identifica un taglio rotondo con minimo 57 faccette, a cui si aggiunge una tavola inferiore (non sempre esistente).

La grande diffusione di questo taglio ha portato ad un equivoco: i clienti tendono ad identificare i termini brillante e diamante come se fossero la stessa cosa. In realtà, il termine brillante, se usato da solo, identifica unicamente una pietra a taglio rotondo, anche sintetica. Tutte le gemme possono essere tagliate a brillante, quali ad esempio i rubini, gli zaffiri, i quarzi e i topazi ma il risultato estetico è molto diverso a causa dei diversi indici di rifrazione.

Altri tipi di taglio, tra i più conosciuti e diffusi sono: il taglio a cuore, a brillante ovale a marquise o navette, a goccia, a smeraldo, a carré, a baguette, a trapezio, a rosa olandese. Da ricordare altri tagli più recenti che si stanno, pian piano affermando nel campo della gioielleria: il princess, il radiant, il barion ed il cushion.

I quattro fattori che determinano il valore del diamante sono le quattro “C”, dalle iniziali dei quattro termini in inglese ossia: Colour (colore), Clarity (purezza), Cut (taglio) e Carat (caratura, cioè peso).

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